Al termine dei trattamenti iniziali (come la chemioterapia o la radioterapia) e/o durante le terapie endocrine o le terapie a bersaglio, che durano più a lungo, sono programmati dei controlli periodici, chiamati controlli di follow-up. Tali controlli continuano anche alla fine di tutti i trattamenti precauzionali e proseguono per diversi anni.

Le visite di controllo servono a valutare lo stato generale di salute, gli eventuali effetti collaterali dei trattamenti o l’insorgenza di nuovi disturbi. Sono anche l’occasione per porre domande al personale di cura.

Le pazienti devono essere sensibilizzate a riferire, anche al di fuori dei controlli programmati, la comparsa di nuovi noduli nel seno operato o controlaterale, dolori alle ossa, mancanza di fiato (dispnea), dolori addominali o mal di testa persistente. Tutte le pazienti dovrebbero inoltre eseguire l’autopalpazione mensile anche se questo esame non sostituisce in alcun modo gli altri controlli e può risultare difficile, specialmente all’inizio, per la presenza di cicatrici e di una eventuale protesi ricostruttiva.

Durante le terapie, il tipo e la frequenza dei controlli dipendono dal tipo di intervento chirurgico effettuato e dal tipo di terapia precauzionale che si riceve. Tali controlli dovrebbero essere eseguiti da medici o infermieri specializzati in senologia/oncologia.

I controlli a lungo termine (cioè alla fine di tutti i trattamenti) possono essere effettuati anche dal ginecologo di fiducia o dal medico di famiglia, se esperti nella sorveglianza di tali pazienti, o dalle infermiere di senologia/oncologia, in quest’ultimo caso sotto la supervisione di un medico dedicato al tumore al seno.

Tipo di controlli
Frequenza dei controlli

In generale, la frequenza e il tipo di controlli sono stabiliti secondo linee guida internazionali che vengono però adattate alla situazione individuale. Nel corso dei primi 2 anni dopo l’intervento si incontra di solito l’oncologo ogni tre-sei mesi, quindi ogni 6 mesi fino al quinto anno. Dopo tale termine i controlli possono diradarsi e avvengono di solito con frequenza annuale.

Visita medica

La visita medica comprende un’attenta raccolta della storia clinica (anamnesi) dall’ultimo controllo, l’esame clinico del seno se non è stato asportato interamente, della parete toracica se è stata effettuata una mastectomia e delle aree circostanti (linfonodi). È anche importante la valutazione del seno controlaterale, poiché chi ha avuto un primo tumore al seno ha un rischio più elevato di svilupparne un secondo, nello stesso seno o nel seno controlaterale.
Durante la visita medica vengono di solito anche auscultati i polmoni e effettuata la palpazione dell’addome per valutare se è necessario un approfondimento con esami radiologici.

Visita ginecologica

È consigliabile una visita ginecologica periodica (di solito a frequenza annuale), specie se si assume una terapia endocrina che può causare disturbi della sfera genitale (per es. secchezza o perdite vaginali, perdita della libido). Il trattamento con Tamoxifen può causare ispessimento della parete interna dell’utero (endometrio), polipi uterini, cisti ovariche o, molto raramente, e solo nelle donne in menopausa, tumore all’utero. È importante riferire al proprio ginecologo o al medico di fiducia qualsiasi sanguinamento vaginale inaspettato. In caso di sanguinamento andrà prontamente eseguita un’ecografia transvaginale per chiarire la natura del problema. In assenza di sintomi o di fattori di rischio individuali, l’ecografia transvaginale di routine non consente di anticipare la diagnosi di un eventuale tumore dell’utero e non è raccomandata dalle più recenti linee guida internazionali.

Esami del sangue

Gli esami del sangue durante la terapia precauzionale servono a monitorare gli effetti collaterali del trattamento come per esempio la soppressione del midollo osseo dovuta alla chemioterapia o la tossicità a livello del fegato e dei reni.

Durante lassunzione degli inibitori dell’aromatasi viene controllato il livello di colesterolo che può essere aumentato da questa classe di farmaci. Nelle donne in premenopausa che ricevono LHRH analoghi, anche in assenza di ciclo mestruale, devono essere controllati ogni 6 mesi i livelli di ormoni, per verificare che le ovaie siano bloccate.

La frequenza di tali controlli dipende dal tipo di trattamento e dalla sua durata.

Gli esami del sangue alla fine dei trattamenti servono a verificare il corretto funzionamento degli organi principali (rene, fegato, ossa) e, in assenza di sintomi, possono indirizzare il medico verso esami più approfonditi. La loro affidabilità non è però assoluta e molte linee guida internazionali sconsigliano di eseguirli di routine. Il dosaggio dei marcatori tumorali (CA 15-3, CEA), in particolare, non dovrebbe essere eseguito di routine perché un valore entro i limiti della norma non è sempre attendibile.

In presenza di sintomi o di reperti sospetti alla visita clinica, gli esami del sangue servono a valutare il funzionamento degli organi vitali (midollo osseo, rene, fegato) e a indirizzare eventuali accertamenti specifici. In questo caso i marcatori tumorali possono servire come parametro da monitorare nel tempo.

Esami radiologici del seno
Mammografia 

Dopo un intervento chirurgico conservativo la mammografia di controllo deve essere eseguita in entrambi i seni. Dopo una mastectomia  viene eseguita solo la mammografia del seno controlaterale. Il primo controllo mammografico deve essere programmato dopo 1 anno dall’intervento, in ogni caso dopo almeno 6 mesi dal termine della radioterapia.

La frequenza dei controlli successivi può variare in base alle linee guida adottate nei diversi paesi. In generale deve essere ripetuta una volta all’anno per i primi 5 anni dopo la diagnosi. Successivamente, in alcuni paesi, le pazienti possono tornare a far parte dei programmi di screening mammografico  se rientrano nella fascia di età in cui lo screening viene eseguito. Al di fuori di tali limiti di età il medico discuterà con la paziente la frequenza dei controlli in base al tipo di tumore,  e di intervento chirurgico  effettuato e al tipo e durata del trattamento medico precauzionale.

Nelle pazienti ad alto rischio per familiarità o portatrici di una mutazione genetica sono necessari controlli più frequenti, approfonditi e prolungati.

La mammografia può essere eseguita anche nelle donne con protesi mammarie. I materiali di cui sono fatte possono reggere pressioni molto più forti di quelle cui viene sottoposto un seno durante una mammografia.

La mammografia non va eseguita, salvo rare eccezioni, durante l’allattamento.

Ecografia 

Un’ecografia di complemento alla mammografia viene eseguita di routine:

  • dopo un intervento chirurgico conservativo per meglio valutare la zona della cicatrice e i cambiamenti del tessuto mammario dopo la radioterapia.
  • Dopo una mastectomia senza ricostruzione per controllare la cicatrice a livello della parete toracica.
  • Dopo una mastectomia con ricostruzione mediante protesi per controllare la cicatrice a livello della parete toracica e verificare la posizione e la integrità della protesi stessa.
  • Nelle pazienti con ghiandola mammaria densa, in cui la mammografia può non distinguere alterazioni;
  • Per la valutazione delle stazioni linfonodali in modo particolare le ascelle e la regione sovraclaveare.
Risonanza magnetica 

La risonanza magnetica non viene abitualmente eseguita come primo esame ma come complemento alle altre indagini (mammografia/ecografia) nei seguenti casi:

In casi selezionati, per es. se è stato l’unico esame in grado di porre la diagnosi, la risonanza magnetica viene invece eseguita come controllo di routine.

Altri esami radiologici 

Se non vi sono sintomi da approfondire o reperti sospetti alla visita clinica e negli esami del sangue, non sono consigliati esami radiologici di routine (radiografia del torace, ecografia addominale, radiografie dello scheletro, scintigrafia ossea, TC, PET-TC, risonanza magnetica). Numerosi studi in passato hanno infatti dimostrato che non sono utili nel diagnosticare precocemente la ricomparsa della malattia  e non migliorano il suo andamento.

In caso di menopausa precoce dovuta al trattamento per il tumore al seno o durante il trattamento con farmaci che possono provocare una perdita di calcio nelle ossa (osteopenia/osteoporosi) come per es. gli inibitori dell’aromatasi e/o gli LHRH analoghi, può essere prescritta periodicamente una densitometria/MOC di controllo che può porre l’indicazione a farmaci che aiutano a ridurre la fragilità delle ossa (Bisfosfonati, Denosunab). La frequenza dell’esame è abitualmente biennale. In alcuni paesi, come la Svizzera, tale esame non è rimborsato e questo aspetto deve essere discusso con la paziente prima della sua prescrizione.

Controlli durante e dopo uno studio clinico.

Nelle pazienti che partecipano o hanno partecipato a uno studio clinico i controlli possono essere diversi sia come tipo che come frequenza.

 

 

 

Testo redatto da Olivia Pagani, oncologo medico

Ultima revisione – aprile 2020