Le donne che hanno una mutazione genetica   (per esempio di BRCA1 o BRCA2) sono anche a rischio di sviluppare un tumore dell’ovaio o delle tube.

L’asportazione chirurgica bilaterale delle ovaie e delle tube (chiamata ovaro-salpingectomia o annessiectomia bilaterale) riduce del 90-95% il rischio di sviluppare un tumore di tali organi.
Alcune cellule di origine ovarica possono anche essere presenti sulla membrana che riveste l’intestino (peritoneo) per cui i controlli devono continuare anche dopo l’intervento.
Nella discussione che precede l’intervento può anche essere considerata la possibilità di rimuovere l’utero (isterectomia).
L’utero non è un organo coinvolto nella sindrome ereditaria del tumore al seno per cui la decisione di effettuare un’isterectomia è basata su considerazioni di tipo pratico e deve essere discussa con il proprio ginecologo di fiducia.

Dal momento che le ovaie producono gli ormoni femminili questo intervento riduce anche di circa il 50% il rischio di sviluppare un tumore al seno.
Prima dei 50 anni, l’asportazione delle ovaie può comportare una menopausa precoce: l’assunzione, per un breve periodo di tempo, di una terapia ormonale sostitutiva (possibilmente solo con estrogeni) per ridurre i sintomi della menopausa non riduce il beneficio dell’intervento come prevenzione del tumore al seno.

Testo redatto da Mariangela Galfetti, ginecologo chirurgo

Ultima revisione – marzo 2020