Un tumore al seno può causare metastasi nelle ossa quando le cellule tumorali si diffondono dal seno alle ossa attraverso il sangue o il sistema linfatico. Si tratta di una situazione diversa da un tumore (primario) che origina nelle ossa. Le ossa più interessate dalle metastasi sono la colonna vertebrale, il cranio, il bacino e le ossa della parte superiore delle braccia e delle gambe.

Sintomi

In caso di metastasi nelle ossa, si possono avere diversi sintomi ma anche nessun disturbo: molte pazienti si sentono bene.

I sintomi possono essere dovuti anche ad altre malattie ed è quindi importante verificare con il medico di fiducia ogni volta che si manifesta un nuovo disturbo.

Il tumore al seno con metastasi nelle ossa può causare dolori da lievi a forti nella zona interessata o in quelle vicine. Ogni persona percepisce il dolore in modo differente: il dolore può essere persistente o peggiorare anche di notte o a riposo. Alcuni movimenti possono influire sul dolore e si può provare tensione nella parte dolente. Se il dolore non è gestito bene, influenza la mobilità e la qualità di vita. È importante sapere che il dolore può spesso essere eliminato e quasi sempre alleviato o comunque tenuto sotto controllo. Se il dolore non è ben controllato è utile rivolgersi ad uno specialista in cure palliative e controllo dei sintomi.

Indebolimento delle ossa e/o fratture

Il tumore al seno con metastasi nelle ossa può indebolire le ossa interessate, il che in certe circostanze può aumentare il rischio di fratture. Si parla in questo caso di frattura patologica perché è dovuta alla malattia e non a un trauma. In tal caso si può intervenire con un intervento chirurgico o con la radioterapia. Un chirurgo ortopedico può stabilizzare l’osso, per esempio mediante delle placche utilizzabili anche in caso di frattura.

In caso di frattura o metastasi a livello della colonna vertebrale può essere indicato un intervento di vertebroplastica (o cementoplastica): si tratta dell’iniezione, attraverso un ago metallico apposito, di un cemento osseo a bassa viscosità che rinforza l’osso e riduce il dolore. L’intervento è di solito effettuato nel reparto di radiologia, in regime ambulatoriale, e dura circa un ‘ora.

La frattura o il crollo di alcune vertebre (le ossa della colonna vertebrale) possono causare una pressione sul midollo spinale. Questo fenomeno è noto come compressione del midollo spinale. Fra i possibili sintomi associati alla compressione del midollo spinale vi è un aumento del dolore e del senso di tensione a livello della colonna vertebrale. Qualche volta il dolore si diffonde a una o entrambe le gambe o braccia e si può avvertire a questo livello debolezza e/o mancanza di sensibilità e/o bruciore. Talvolta può anche manifestarsi incontinenza.

La compressione del midollo spinale richiede un trattamento urgente, perché tanto prima avviene il trattamento, quanto più facile e veloce sarà la ripresa. I trattamenti di scelta sono l’intervento chirurgico e la radioterapia. Insieme a entrambi i trattamenti verrà anche somministrato del cortisone per ridurre l’infiammazione.

Ipercalcemia

Ipercalcemia significa eccesso di calcio nel sangue. Le ossa sono un tessuto vivente e sono composte da calcio e altre proteine che le rendono forti. Le metastasi ossee possono alterare la struttura ossea con conseguente rilascio di calcio nel sangue, cosa che viene confermata da un esame del sangue. Se il livello di calcio è troppo alto, possono comparire sintomi come nausea, vomito, stitichezza o sonnolenza. In casi più gravi si può soffrire di sete eccessiva, debolezza muscolare e uno stato di confusione.

Può essere utile bere tanta acqua, ma nella maggior parte dei casi è necessario andare in ospedale per ricevere liquidi in vena che aiutano a eliminare il calcio, normalmente in associazione ad altri farmaci
(bisfosfonati o denosumab).

Infiltrazione del midollo osseo

In casi rari il tumore al seno metastatico alle ossa può occupare il midollo osseo. Si tratta della parte interna dell’osso, dove vengono prodotte le cellule sanguigne.

Questo può provocare:

  1. anemia (diminuzione del numero di globuli rossi nel sangue) che può causare stanchezza o mancanza di fiato. In alcuni casi è necessaria una trasfusione di sangue.
  2. diminuzione delle piastrine (cellule che servono per la coagulazione del sangue) che può causare facilità di sanguinamento per esempio a livello del naso o delle gengive. In alcuni casi è necessaria una trasfusione di piastrine
  3. diminuzione dei globuli bianchi (leucociti) (cellule che servono per la difesa dalle infezioni) che può causare immunodepressione cioè facilità di infezioni batteriche o virali.

Per verificare se il tumore ha infiltrato il midollo osseo è di solito necessario effettuare una biopsia del midollo osseo.

Diagnosi
Esame fisico

L’esame fisico può rivelare dolori in alcune parti dello scheletro: in seguito, uno o più dei seguenti esami sono necessari per confermare la diagnosi.

Scintigrafia ossea                                             

La scintigrafia ossea è un esame di medicina nucleare. Una sostanza radioattiva viene iniettata nel braccio per permettere la visione dell’intero scheletro. Un accumulo della sostanza radioattiva in uno o più ossa dello scheletro indica un problema alle ossa. Può trattarsi di osteoporosi, artrite/artrosi o metastasi da tumore del seno.

Radiografia delle ossa

Una semplice radiografia può mostrare cambiamenti a livello osseo. Può trattarsi di osteoporosi, artrite/artrosi o metastasi da tumore del seno.

Risonanza magnetica (MR o MRI)

La risonanza magnetica (MR o MRI) utilizza un campo magnetico per esaminare le varie parti del corpo: del liquido di contrasto viene iniettato in vena e produce una serie di immagini a sezione trasversale delle parti dello scheletro che si vogliono studiare. La risonanza magnetica è particolarmente utile per localizzare fratture alla colonna vertebrale e compressione del midollo spinale. La risonanza magnetica non è dolorosa, ma è piuttosto rumorosa e si deve rimanere sdraiati ed immobili per quasi un’ora in un tubo abbastanza stretto.
Le sue principali controindicazioni sono la claustrofobia, la presenza di un pacemaker e l’eventuale presenza di corpi metallici nel corpo.

Tomografia computerizzata (TAC)

La TAC utilizza i raggi X per produrre una serie di immagini a sezione delle parti dello scheletro che si vogliono studiare. La TAC non è dolorosa: un liquido di contrasto viene iniettato in vena e si deve rimanere sdraiati ed immobili per circa 30 minuti. La TAC non può essere effettuata in caso di problemi renali e/o di allergia o intolleranza al liquido di contrasto.

PET/CT

L’esame PET (Tomografia ad Emissione di Positroni) è un esame che si esegue nel servizio di medicina nucleare.
La PET può anche essere integrata ad una TAC e in questo caso si parla di PET-CT.
La PET è in grado di rilevare le aree di tumore presenti nel corpo.

Durante l’esame si inietta una sostanza costituita da zucchero legata a una piccola quantità di materiale radioattivo (radiofarmaco) in una vena del braccio. Siccome le cellule tumorali tendono ad essere più avide di zucchero radioattivo rispetto alle cellule normali, l’esame consente di evidenziarle in tutto il corpo.

L’esame dura circa mezz’ora, vanno però calcolate circa due ore in quanto si deve aspettare circa un’ ora dalla somministrazione del radio-farmaco all’esecuzione della PET.
I pazienti diabetici devono informare il personale della medicina nucleare prima dell’esame.

Biopsia

La maggior parte dei casi di metastasi alle ossa può essere diagnosticata sulla base dei sintomi e degli esami radiografici. In alcuni casi  è necessario fare una biopsia per confermare la diagnosi al microscopio.

Il prelievo di tessuto osseo durante la biopsia può essere effettuato con aghi speciali che permettono di asportare frammenti di tessuto o una piccola quantità di cellule tumorali. In alternativa, può essere eseguita una procedura chirurgica vera e propria sotto anestesia.

Testo redatto da  Olivia Pagani, oncologo

Ultima revisione – aprile 2020