Le cellule tumorali possono raggiungere il fegato attraverso il sangue e  il sistema linfatico. Si tratta di una situazione diversa da un tumore (primario) che origina nel fegato stesso.

Il fegato si trova sulla destra nella parte alta dell’addome, proprio sotto le costole. È fatto di diverse parti chiamate lobi ed è avvolto in una capsula. Il fegato produce la bile che aiuta a digerire il cibo. Produce inoltre proteine importanti che servono alla coagulazione del sangue e aiuta ad eliminare le sostanze tossiche dall’organismo.

Il fegato è un organo grande e può essere in grado di continuare a funzionare anche se in una parte di esso vi sono metastasi.

Sintomi

Un tumore al seno con metastasi nel fegato può causare una serie di sintomi ma anche non causarne nessuno, a dipendenza dell’estensione della malattia.
I sintomi possono essere dovuti anche ad altre malattie ed è quindi importante verificare con il medico di fiducia ogni volta che si manifesta un nuovo disturbo.

Dolore

Un tumore al seno con metastasi nel fegato può far ingrossare il fegato. Ciò causa pressione e dolore in quanto la capsula attorno al fegato viene distesa. Il dolore può essere lieve o forte: ogni persona percepisce il dolore in maniera diversa. Alcune persone provano solo un disagio locale, mentre altre possono sentire dolore sotto le costole o nella parte alta dell’addome sulla destra.
A volte il dolore si fa sentire nella spalla destra: questo si chiama dolore riflesso ed è causato dal fegato ingrossato che preme contro alcuni nervi che raggiungono anche la spalla.
La maggior parte dei dolori può essere alleviata o controllata: è importante descrivere dove si sente dolore, cosa si prova, quanto è forte il male e che cosa lo rende più sopportabile o lo fa peggiorare. Queste indicazioni aiuteranno i medici a decidere che cosa adottare per controllare il dolore.
Se il dolore non è ben controllato può essere utile rivolgersi ad uno specialista in cure palliative e controllo dei sintomi.

Nausea

La nausea può essere una conseguenza dell’ingrossamento del fegato che preme sullo stomaco oppure essere dovuta a delle tossine che si formano nel corpo per un cattivo funzionamento del fegato. Si può trattarla con beneficio mediante farmaci specifici contro la nausea.

Perdita di appetito

Può essere causata dal tumore stesso oppure dal trattamento anti-tumorale. Può essere d’aiuto mangiare spesso e poco anziché consumare pasti di quantità normale. Integratori alimentari possono essere utili se non si riesce a nutrirsi a sufficienza.
È inoltre raccomandabile rivolgersi a un dietista per ricevere ulteriori consigli. In alcuni casi possono anche essere introdotti farmaci che stimolano l’appetito.

Singhiozzo

Il singhiozzo può essere la conseguenza di un fegato ingrossato che preme sul diaframma (il muscolo che divide il torace dall’addome), causando degli spasmi. Può essere d’aiuto stare seduti in posizione eretta e bere frequentemente piccoli sorsi. Ci sono anche farmaci che possono aiutare.

Ascite

L’ascite è l’accumulo di liquido nella cavità peritoneale, che è lo spazio libero tra gli organi dell’addome. Può causare una sensazione di tensione addominale, sensazione sgradevole, a volte associata a mancanza di fiato. L’ascite può impiegare settimane o mesi per svilupparsi e di tanto in tanto può richiedere il drenaggio del fluido accumulatosi (paracentesi). Il liquido prelevato può essere esaminato al microscopio alla ricerca di eventuali cellule tumorali.

La paracentesi viene praticata in un ambulatorio oppure nello studio del medico o in un day-hospital. Eseguita da mani esperte, è un’operazione molto sicura, anche se vi è un piccolo rischio di causare un’infezione, un sanguinamento eccessivo o di perforare un’ansa intestinale o la vescica.

Prima della procedura, alle pazienti si chiede di svuotare la vescica. È necessario anestetizzare una piccola area della pelle e successivamente è inserito un ago all’interno di un piccolo tubo in plastica ad una profondità di 2-5 cm, per raggiungere il liquido dell’ascite. L’ago viene poi rimosso, lasciando in sede il tubicino da collegare ad una sacca di drenaggio. Fino a 10 litri di fluido possono essere aspirati durante la procedura. Se il drenaggio del fluido è maggiore a 5 litri, le pazienti possono ricevere albumina in vena per prevenire che si abbassi la pressione del sangue.

Di solito la procedura non è dolorosa. Una volta eseguita, se la paziente non lamenta capogiri e mantiene una buona pressione arteriosa, può tornare a casa con l’indicazione di evitare sforzi e movimenti bruschi.
Quando il liquido tende a riformarsi può essere utile posizionare un catetere permanente (pleurX) che consente di drenare l’ascite, eventualmente anche a domicilio, senza dover eseguire una paracentesi.

Ittero

L’ittero può insorgere se il dotto biliare (il condotto che porta la bile fuori dal fegato) è bloccato. In caso di ittero, il bianco degli occhi e la pelle assumono un colorito giallo. In alcuni casi l’urina diventa più scura e le feci più pallide. A volte si rende necessario introdurre uno stent (tubo) nel dotto biliare per eliminare la bile in eccesso.

Prurito

L’ittero può causare prurito, che tende a peggiorare di notte o quando fa caldo. Per calmare il prurito è importante tenere la pelle ben idratata. Creme per il corpo non profumate (per es. creme acquose) possono aiutare. Alcool, cibi piccanti, calore (bagni caldi o luce solare diretta) possono peggiorare il prurito. Esistono anche farmaci per ridurre il prurito.

Diagnosi
Esame fisico

L’esame fisico può rivelare se il fegato è ingrossato: successivamente, uno o più dei seguenti esami sono necessari per confermare la diagnosi di metastasi nel fegato.

Esame del sangue

Quando il fegato è danneggiato, vengono rilasciate delle proteine (enzimi) riscontrabili negli esami del sangue, che possono fornire  informazioni sul funzionamento del fegato.

Ecografia

L’ecografia (o ultrasonografia), attraverso l’utilizzo di onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni), fornisce un’immagine in grado di evidenziare  anomalie nel fegato, comprese eventuali metastasi. È indolore, non richiede iniezione di liquidi di contrasto e normalmente dura meno di 30 minuti.

Tomografia computerizzata (TAC)

La TAC utilizza i raggi X per produrre una serie di immagini a sezione degli organi dell’addome. La TAC non è dolorosa.
Viene iniettato liquido di contrasto in vena e si deve rimanere sdraiati ed immobili per circa 30 minuti. La TAC non può essere effettuata in caso di problemi renali e/o di allergia o intolleranza al liquido di contrasto.

Risonanza magnetica (MR o MRI)

La risonanza magnetica (MR o MRI) utilizza un campo magnetico per esaminare le varie parti del corpo: un liquido di contrasto viene iniettato in vena e produce una serie di immagini a sezione trasversale del fegato. La risonanza magnetica non è dolorosa, ma è piuttosto rumorosa e si deve rimanere sdraiati ed immobili per quasi un’ora in un tubo abbastanza stretto.
Le sue principali controindicazioni sono la claustrofobia, la presenza di un pacemaker e l’eventuale presenza di corpi metallici nel corpo.

PET/CT

L’esame PET, Tomografia ad Emissione di Positroni, è un esame che si esegue nel servizio di medicina nucleare.
La PET può anche essere integrata ad una TAC ed in questo caso si parla di PET-CT. La PET è in grado di rilevare le aree di tumore presenti nel corpo.

Durante l’esame si inietta una sostanza costituita da zucchero legata a una piccola quantità di materiale radioattivo (radiofarmaco) in una vena del braccio. Siccome le cellule tumorali tendono ad essere più avide di zucchero radioattivo  rispetto alle cellule normali, l’esame consente di evidenziarle in tutto il corpo.

L’esame dura circa mezz’ora, vanno però calcolate circa due ore in quanto si deve aspettare circa 1 ora dalla somministrazione del radi farmaco all’esecuzione della PET.
I pazienti diabetici devono informare il personale della medicina nucleare prima dell’esame.

Colangio-pancreatografia retrograda endoscopica (ERCP)

In caso di ittero e per verificare se il dotto biliare (il condotto che porta la bile fuori dal fegato) è ostruito, un piccolo tubo flessibile viene introdotto dalla bocca attraverso lo stomaco fino al dotto biliare. Un colorante viene poi introdotto nel tubo e viene fatta una serie di radiografie per osservare i movimenti del colorante nel dotto. Contemporaneamente, se necessario, viene posizionato anche un piccolo tubo (stent) per far defluire la bile e far sì che l’ittero diminuisca.

Biopsia del fegato

Nella maggior parte dei casi, le metastasi al fegato  vengono diagnosticate sulla base dei sintomi, degli esami del sangue e radiografici.
A volte, se la diagnosi è incerta è necessaria una biopsia. La biopsia preleva, attraverso la pelle e in anestesia locale, frammenti di tessuto dal fegato, con l’aiuto della TAC o dell’ecografia per identificare la zona esatta in cui effettuare il prelievo.

 

Testo redatto da  Olivia Pagani, oncologo medico

Ultimo aggiornamento – aprile 2020