Qui di seguito, una breve descrizione dei vari trattamenti disponibili in caso di tumore al seno metastatico.

Terapia sistemica

Viene detta terapia sistemica la terapia a base di farmaci (terapia endocrina o anti-ormonale, chemioterapia, terapia biologica mirata, tra cui l’immunoterapia) che raggiunge tutte le parti del corpo. La terapia sistemica viene scelta in base alla biologia del tumore e alla sua localizzazione.
La durata dipende dalla sua efficacia, dalla tolleranza da parte della paziente o dalla presenza di eventuali effetti collaterali gravi.

                                                                           ____________________________________

Terapia endocrina (anti-ormonale)

La terapia endocrina è di solito indicata in caso di tumore al seno positivo agli ormoni femminili (estrogeni/progesterone). Questo tipo di tumore ha delle proteine all’interno delle cellule (dette anche recettori ormonali) a cui si legano gli ormoni femminili che stimolano le cellule tumorali a crescere.

Tutti i tipi di tumore al seno vengono esaminati per la presenza dei recettori ormonali analizzando il tessuto tumorale quando viene eseguita una biopsia o un intervento chirurgico.

Se nel tumore non vengono trovati i recettori ormonali, la terapia endocrina non viene consigliata perché non porterebbe alcun beneficio.

Quando viene prescritta?

La terapia endocrina può essere prescritta sia da sola, sia in associazione con altri tipi di trattamenti, a dipendenza delle cure già ricevute in precedenza. Se il tumore al seno ritorna mentre la paziente sta ricevendo una terapia endocrina, potrebbe essere proposto un tipo diverso di terapia endocrina.

L’obiettivo della terapia endocrina è di rallentare la crescita del tumore e di alleviare gli eventuali sintomi causati dalle metastasi.

La durata del trattamento dipende dalla sua efficacia, dalla tolleranza da parte della paziente o dalla presenza di eventuali effetti collaterali gravi.

Diversi farmaci

Alcuni dei farmaci endocrini più utilizzati sono elencati qui di seguito. Sono raggruppati a seconda dei vari modi in cui agiscono nel corpo. La loro scelta e durata dipende dalla situazione clinica della paziente.

La terapia anti-ormonale agisce sostanzialmente in due modi: impedire alla cellula tumorale di utilizzare gli estrogeni prodotti o inibire la produzione degli estrogeni.

Anti-estrogeni

Tamoxifen blocca i recettori ormonali a cui si legano gli ormoni femminili che stimolano le cellule tumorali a crescere. Viene somministrato oralmente sia alle pazienti in pre-menopausa che a quelle in post-menopausa. Tamoxifen deve essere conservato ad una temperatura inferiore ai 30°C e fuori dalla portata dei bambini.

Asportazione/Soppressione delle ovaie

Sono i termini medici per descrivere la rimozione delle ovaie (asportazione), oppure l’interruzione del loro funzionamento (soppressione), in via temporanea o permanente. La soppressione delle ovaie può essere ottenuta in modo definitivo tramite intervento chirurgico o radioterapia, o in modo temporaneo assumendo un farmaco della famiglia degli LHRH analoghi.

LHRH analoghi – Triptorelin (Decapeptyl®), Leuprolide (Lucrin®), Goserelin (Zoladex®) – agiscono bloccando le ovaie e quindi la produzione di ormoni femminili che stimolano le cellule tumorali a crescere. Vengono somministrati sottocute o intramuscolo ogni 4 o 12 settimane a seconda dell’età. Di solito sono prescritti assieme al Tamoxifen e in alcuni casi assieme agli inibitori dell’aromatasi. Gli LH-RH analoghi devono essere conservati a temperatura ambiente (20-25°C).

Regolatori dei recettori per gli estrogeni – Fulvestrant (Faslodex®) rende inattivi i recettori ormonali a cui si legano gli ormoni femminili che stimolano le cellule tumorali a crescere. Viene somministrato sotto forma di 2 iniezioni nel gluteo una volta al mese, in ospedale o dal medico di famiglia. A causa della somministrazione intramuscolare, Fulvestrant deve essere usato con cautela nelle pazienti in trattamento anticoagulante o con facilità di sanguinamento.

Inibitori dell’aromatasi – Anastrozolo e Letrozolo (detti anche inibitori non steroidei), Exemestane (detto anche inibitore steroide) – agiscono bloccando la produzione, al di fuori delle ovaie, degli ormoni femminili che stimolano le cellule tumorali a crescere. Lo specialista terrà conto di vari fattori per decidere quale farmaco prescrivere a quale paziente. Gli inibitori dell’aromatasi possono essere utilizzati come unica terapia ormonale nelle donne in menopausa oppure assieme agli LHRH analoghi in donne in pre-menopausa. Gli inibitori dell’aromatasi devono essere conservati ad una temperatura inferiore a 30°C e fuori dalla portata dei bambini.

Terapie biologiche mirate in aggiunta alla terapia endocrina (anti-ormonale)

Negli ultimi anni sono state sviluppate nuove terapie che mirano ad annullare la resistenza delle cellule tumorali al trattamento endocrino. Questi farmaci agiscono in maniera selettiva su alcune proteine che favoriscono la crescita e lo sviluppo delle cellule tumorali.

Everolimus (Afinitor®)

Everolimus è indicato nelle donne in menopausa. Viene prescritto in combinazione con Exemestane in caso di recidiva o progressione dopo un trattamento con un inibitore dell’aromatasi non steroideo (Anastrozolo e Letrozolo). Agisce bloccando una piccola molecola “bersaglio” (mTOR) all’interno delle cellule, coinvolta nella divisione cellulare, rallentando così la crescita del tumore. Everolimus deve essere conservato ad una temperatura inferiore ai 25°C e fuori dalla portata dei bambini.

Inibitori delle chinasi ciclina-dipendenti (CDK).

Questa classe di farmaci si è dimostrata efficace in aggiunta alla terapia endocrina per chi ha un tumore al seno avanzato positivo agli ormoni femminili (estrogeni/progesterone) e HER2 negativo. Le chinasi ciclina-dipendenti sono proteine, due in particolare – CDK4 e CDK6 –, che aumentano la velocità con cui le cellule tumorali crescono e si dividono, diventando resistenti (cioè insensibili) alla terapia endocrina. Ecco perché inibirle, bloccando la loro azione, si è dimostrata una terapia molto efficace per bloccare la malattia.

A questa classe di farmaci appartengono :
Palbociclib (Ibrance®), Ribociclib (Kisqali®), Abemaciclib (Verzenio®).
Questi farmaci sono generalmente associati con un inibitore dell’aromatasi o con Fulvestrant (Faslodex®). Nelle donne in pre-menopausabisogna anche associare un LHRH analogo. Abemaciclib (Verzenio®) può essere prescritto anche da solo in pazienti selezionate.

Inibitori di fosfatidilinositolo-3-chinasi (PI3K)

Questa nuova classe di farmaci si è dimostrata efficace in aggiunta alla terapia endocrina per chi ha un tumore al seno avanzato positivo agli ormoni femminili (estrogeni/progesterone) e HER2 negativo.

Le PI3K sono proteine che regolano funzioni della cellula molto complesse quali la crescita cellulare, l’apoptosi (detta anche morte cellulare programmata), la differenziazione, la motilità, e la sopravvivenza cellulare.
Queste proteine possono essere alterate (mutate) nel tumore al seno e rappresentare un bersaglio per terapie biologiche mirate.
L’aggiunta di Alpelisib (Piqray®) al farmaco anti-ormonale Fulvestrant (Faslodex®) blocca in modo significativo la malattia in pazienti con tumori che presentano mutazioni di PIK3K. Il suo utilizzo richiede pertanto un’analisi specifica del tessuto tumorale, che può essere effettuata sul tumore iniziale o su una biopsia delle metastasi.

                                                                ____________________________________

Chemioterapia

L’obiettivo della chemioterapia è di uccidere le cellule tumorali, quindi rallentare la crescita del tumore, e di alleviare gli eventuali sintomi causati dalle metastasi.
La chemioterapia è un trattamento in cui si utilizzano dei farmaci anti-tumorali (anche chiamati citotossici).

Come agisce

Le cellule tumorali crescono dividendosi in modo disordinato ed incontrollato. La chemioterapia interferisce con la loro capacità di dividersi e crescere. I diversi farmaci chemioterapici agiscono in modo differente ed influiscono sulle cellule tumorali in fasi diverse della loro crescita. Questo è il motivo per cui può essere usata una combinazione di farmaci diversi. A seconda del tipo di tumore e della situazione di malattia, i farmaci possono essere somministrati come agenti singoli, in combinazione o in sequenza.
Le modalità e gli intervalli di somministrazione del trattamento dipendono dalla terapia scelta. Gli effetti collaterali dipendono dal tipo di farmaco e dallo schema di trattamento. Ciò viene di solito considerato al momento della scelta della terapia. La durata del trattamento dipende dalla sua efficacia, dalla tolleranza da parte della paziente o dalla presenza di eventuali effetti collaterali gravi.

I benefici della chemioterapia

I benefici dalla chemioterapia possono variare da persona a persona. La sua efficacia dipende principalmente dal tipo di tumore. La chemioterapia è più efficace nei tumori triplo negativi e/o in presenza di cellule tumorali a rapida crescita (proliferazione).

I benefici della chemioterapia sono spesso chiari. Nei casi in cui sono meno evidenti, può essere difficile decidere se sottoporsi o meno al trattamento chemioterapico. In questi casi bisogna valutare con il proprio oncologo i possibili benefici e i potenziali effetti collaterali.

La decisione della paziente di sottoporsi alla chemioterapia può essere influenzata da priorità personali, dalla famiglia e dagli impegni di lavoro. È importante che questi aspetti vengano discussi apertamente con l’oncologo o con l’infermiera di senologia, che possono aiutare e sostenere la paziente nella sua decisione.

Come viene somministrata?

La chemioterapia può essere somministrata in diversi modi. Normalmente i farmaci vengono dati:

  • in vena (endovenosa) tramite flebo, iniezione diretta o pompa a lento rilascio.
  • per bocca (orale) sotto forma di pastiglie o capsule.

La dose somministrata dipende dalla superficie corporea, calcolata in base al peso e all’altezza di ogni paziente. La dose dei farmaci può essere ridotta e il trattamento può essere rimandato e/o sospeso, temporaneamente o definitivamente, in caso di effetti collaterali seri. Di solito i trattamenti sono somministrati ambulatorialmente e quindi le pazienti possono rientrare a casa lo stesso giorno. Bisogna comunque calcolare di rimanere in ospedale per qualche ora, prevedendo i tempi d’attesa e il tempo necessario per la preparazione e la somministrazione del trattamento. La durata della somministrazione dipende inoltre dallo schema di trattamento.

Prima dell’inizio di ogni ciclo di chemioterapia viene effettuato un esame del sangue per controllare che i valori siano nella norma e consentano di somministrare la cura in modo sicuro. Spesso il prelievo di sangue viene eseguito nello stesso giorno, ma qualche volta anche prima, ad esempio il giorno precedente. Normalmente vengono fatti degli esami del sangue anche durante gli intervalli tra un ciclo e l’altro: questo può essere fatto anche dal proprio medico di famiglia.

Chemioterapia endovenosa

Un piccolo tubicino di plastica detto cannula viene introdotto in una vena (normalmente nel braccio) e il farmaco diluito viene iniettato sull’arco di diversi minuti. Se serve una grande quantità di liquido, lo si somministrerà sotto forma di infusione (flebo) sull’arco di qualche ora.

Se risulta difficile trovare una vena, può essere utilizzato un dispositivo di accesso alle vene centrali mediante un catetere sottocutaneo (PICC o port-a-cath). Questo dispositivo rimane in sede per tutta la durata del trattamento e lo si utilizzerà anche per gli esami del sangue e per gli esami diagnostici (per es. la TAC).

Alcuni farmaci chemioterapici vengono diluiti e somministrati attraverso una pompa portatile a batterie collegata ad un PICC o PAC. Le pompe hanno diverse misure, ma normalmente sono piccole e abbastanza leggere per essere portate in giro in una borsa o attaccate ad una cintura. La pompa è programmata per rilasciare continuamente una quantità stabilita di farmaco sull’arco di un determinato periodo di tempo. Ciò significa che si può ricevere il trattamento a casa e le visite in ospedale sono necessarie per ricaricare la pompa quando il farmaco è finito.

Catetere centrale periferico (PICC)

Un PICC è un catetere che viene introdotto in una vena del braccio, sotto o sopra la piega del gomito, e arriva fino alla grossa vena che conduce al cuore.
Normalmente viene inserito dopo la somministrazione di un anestetico locale, da un’infermiera specializzata in oncologia. Rimane al suo posto per tutta la durata del trattamento e mantenuto in sede da una medicazione che deve essere cambiata una volta la settimana.

Port-a-cath (PAC)

Un PAC è un piccolo serbatoio inserito sottopelle, normalmente sulla parete toracica, in anestesia locale o generale: un catetere attaccato a questo serbatoio arriva fino alla grossa vena che conduce al cuore. I farmaci possono essere somministrati direttamente nel serbatoio provvisto di una valvola o membrana da pungere ogni volta con un ago speciale.

A differenza del PICC, il PAC è invisibile. Quando viene inserito o tolto tramite una piccola incisione, la ferita deve essere suturata. Se lo si lascia dopo la fine del trattamento, deve essere pulito ogni 6 mesi con un anticoagulante per prevenirne l’occlusione.

Chemioterapia orale

La chemioterapia orale normalmente viene assunta a casa e può rappresentare tutto il trattamento o solo una parte. L’infermiera di oncologia spiega quando assumere le pastiglie/capsule e saranno inoltre date istruzioni scritte su come ingerirle (ad es. durante o dopo i pasti).

Farmaci utilizzati per il trattamento chemioterapico

Ci sono molti farmaci chemioterapici: i più comuni per il tumore al seno sono:

Il tipo di chemioterapia indicato per le singole pazienti è deciso in base a fattori individuali, per esempio l’età, se è stata sottoposta a chemioterapia in precedenza e altre condizioni di salute. Si consideri comunque che questa lista non è esauriente e che sarà l’oncologo a decidere quale sarà la chemioterapia più appropriata per la singola paziente sulla base della sua situazione individuale.

                                                                           ____________________________________

Terapie di sostegno delle ossa

Diversi farmaci sono utilizzati per trattare il tumore al seno con metastasi nelle ossa. Tali farmaci non distruggono le cellule tumorali nell’osso ma aiutano a ridurne la fragilità e a prevenirne la rottura, dando sollievo in caso di dolore.

Bisfosfonati

Sono piccole molecole che si legano sulla superficie delle ossa danneggiate e distruggono le cellule che danneggiano l’osso, dette osteoclasti.

Di solito vengono somministrati in vena tramite flebo. Normalmente sono prescritti per lunghi periodi, a intervalli inizialmente mensili e poi meno frequenti, finché sono di beneficio.

I bisfosfonati comunemente utilizzati sono:

• Pamidronato disodico (Aredia®):        durata di infusione 60-90 minuti.

• Acido zoledronico (Zometa®):              durata di infusione 15-30 minuti.

Inibitori RANKL

Sono anticorpi monoclonali che bloccano una proteina (chiamata RANKL) responsabile della perdita di tessuto osseo.

L’inibitore RANKL comunemente utilizzato è:

• Denosumab (X-geva®)

Denosumab viene somministrato sottocute una volta al mese. Studi clinici sono in corso per valutare una somministrazione meno frequente.

                                                                           ____________________________________

 

Terapie biologiche mirate (terapie a bersaglio o targeted)
Che cos’è la terapia mirata?

È il nome dato ad un gruppo di farmaci che bloccano la crescita e la diffusione del tumore interferendo con la biologia delle cellule tumorali: bloccano infatti in modo specifico alcuni processi che fanno crescere il tumore. Alcuni di questi farmaci ad esempio agiscono su un gruppo di proteine chiamate fattori di crescita, che si legano alla cellula tumorale aiutandola a crescere più velocemente e a sopravvivere più a lungo.

La terapia endocrina è stata la prima terapia mirata ad essere utilizzata bloccando gli ormoni femminili (estrogeni e progesterone) che stimolano le cellule tumorali a crescere.

Agendo sul modo esatto in cui le cellule tumorali si sviluppano, le terapie mirate possono essere più efficaci e meno nocive per le cellule normali rispetto ad altri trattamenti. La terapia mirata più utilizzata al momento è il trastuzumab (Herceptin®). Tuttavia, anche altri farmaci sono stati studiati e varie terapie mirate sono disponibili per il tumore del seno metastatico e/o localmente avanzato.

Tumore del seno HER2 positivo

Alcuni tumori al seno hanno sulla superficie delle cellule tumorali livelli elevati (detti sovraespressione) di una proteina (detta anche recettore) chiamata HER2 (o Cerb-B2) che stimola le cellule tumorali a crescere. Si parla in questo caso di tumore HER2 positivo. Questo tipo di tumore è presente in ca. il 20% delle pazienti e tende a crescere più velocemente di quello HER2 negativo.

Al momento sono disponibili diverse terapie mirate contro il tumore al seno HER2 positivo. Solo le pazienti con un tumore HER2 positivo potranno trarre beneficio da questi farmaci.

Come si fa a sapere se il tumore al seno è HER2 positivo?

Ci sono diversi test che si possono effettuare su un campione del tessuto tumorale per sapere se il tumore è HER2 positivo.

Il test per verificare i livelli di HER2 è un esame di routine che viene eseguito in tutte le donne con un tumore del seno.

Trastuzumab (Herceptin®)

Trastuzumab (Herceptin®) appartiene ad un gruppo di farmaci chiamati anticorpi monoclonali.

Come agisce

Trastuzumab (Herceptin®) agisce legandosi al recettore HER2 in modo che le cellule tumorali non hanno più stimoli per crescere.

Trastuzumab (Herceptin®) viene utilizzato in pazienti con metastasi di un tumore al seno HER2 positivo. Le pazienti con un tumore al seno HER2 negativo non traggono alcun beneficio dalla somministrazione di Trastuzumab (Herceptin®).

Trastuzumab viene somministrato a volte insieme alla chemioterapia, a volte dopo la chemioterapia, o da solo.
In pazienti con tumore al seno positivo agli ormoni femminili (estrogeni/progesterone) può essere somministrato insieme a un inibitore dell’aromatasi. Come viene somministrato dipende da molti fattori come ad es. lo stato di salute generale della persona o lo schema di terapia. La durata del trattamento dipende dalla sua efficacia, dalla tolleranza da parte della paziente o dalla presenza di eventuali effetti collaterali gravi.

Come viene somministrato?

Trastuzumab (Herceptin®) viene somministrato in vena o sotto cute (solo in alcuni paesi) ogni settimana o ogni tre settimane.

La prima volta, Trastuzumab viene somministrato in 90 minuti ed è necessario rimanere in osservazione per un paio di ore per escludere reazioni al medicamento. In caso di reazioni al farmaco, le volte successive vengono somministrati prima dei farmaci come prevenzione. Le somministrazioni successive, se non ci sono effetti collaterali, durano 30 minuti. La dose somministrata è calcolata in base al peso di ogni paziente. La prima volta, si somministra una dose più alta (di carico) che sarà ridotta a partire dalla somministrazione successiva. Non sono previste riduzioni di dose ma il trattamento può essere rimandato o sospeso, temporaneamente o definitivamente, in caso di effetti collaterali seri.

Pertuzumab (Perjeta®)

Pertuzumab appartiene ad un gruppo di farmaci chiamati anticorpi monoclonali.

Come agisce

Pertuzumab (Perjeta®) agisce legandosi al recettore HER2 in una posizione diversa da Trastuzumab. In questo modo il blocco del recettore è più saldo e le cellule tumorali non hanno più stimoli per crescere. Le pazienti con un tumore al seno HER2 negativo non traggono alcun beneficio dalla somministrazione di Pertuzumab (Perjeta®).

Pertuzumab viene somministrato insieme a Trastuzumab e alla chemioterapia, in pazienti non trattate in precedenza con terapia anti-HER2 o chemioterapia per la malattia metastatica (cosiddetta terapia di 1° linea). L’aggiunta di Pertuzumab ha dimostrato di migliorare il controllo della malattia. In casi selezionati, Pertuzumab (Perjeta®) può essere somministrato insieme a Trastuzumab (Herceptin®) e a un inibitore dell’aromatasi, dopo o al posto della combinazione con la chemioterapia. Pertuzumab (Perjeta®) non è efficace se somministrato da solo. La durata del trattamento dipende dalla sua efficacia, dalla tolleranza da parte della paziente o dalla presenza di eventuali effetti collaterali gravi.

Come viene somministrato?

Pertuzumab (Perjeta®) viene somministrato in vena ogni tre settimane. La prima volta, viene somministrato in 90 minuti ed è necessario rimanere in osservazione per un paio di ore per escludere reazioni al medicamento. In caso di reazioni al farmaco, le volte successive vengono somministrati prima dei farmaci come prevenzione. Le somministrazioni successive, se non ci sono effetti collaterali, durano 30 minuti. La dose somministrata è fissa, non dipende dal peso o dall’altezza della singola paziente. La prima volta, viene somministrata una dose doppia (di carico) poi ridotta a partire dalla somministrazione successiva. Non sono previste riduzioni di dose ma il trattamento può essere rimandato e/o sospeso, temporaneamente o definitivamente, in caso di effetti collaterali seri.

Ogni persona reagisce diversamente all’assunzione dei medicamenti [O1] ed alcune possono manifestare più effetti collaterali di altre. In generale, dal momento che Pertuzumab agisce legandosi in modo specifico alle cellule tumorali, ha meno effetti collaterali della chemioterapia, che può danneggiare anche le cellule normali. Gli effetti collaterali di Pertuzumab sono più frequenti con la prima o seconda somministrazione e di solito si riducono con il tempo.

TDM-1 (trastuzumab emtansine Kadcyla®)

TDM-1 è la combinazione di Trastuzumab e Emtansine, un potente chemioterapico.

Come agisce

TDM-1 (Kadcyla®) agisce sia bloccando il recettore HER2, e quindi la crescita delle cellule tumorali, che portando la chemioterapia direttamente all’interno delle cellule, in modo mirato.

È utilizzato in pazienti con metastasi di tumore al seno HER2 positivo. Le pazienti con un tumore al seno HER2 negativo non traggono alcun beneficio dalla somministrazione di TDM-1 (Kadcyla®).

TDM-1 è somministrato in pazienti già trattate con terapia anti-HER2 e chemioterapia per la malattia metastatica. La sua somministrazione ha dimostrato di migliorare il controllo della malattia. La durata del trattamento dipende dalla sua efficacia, dalla tolleranza da parte della paziente o dalla presenza di eventuali effetti collaterali gravi.

Studi clinici hanno valutato l’uso di TDM-1 e  la combinazione di TDM-1 e Pertuzumab (Perjeta®) in pazienti non trattate in precedenza con terapia anti-HER2 e chemioterapia per la malattia metastatica (cosiddetta terapia di 1° linea). La loro efficacia è sovrapponibile a quella di Trastuzumab (Herceptin®) in associazione alla chemioterapia

Come viene somministrato?

TDM-1 (Kadcyla®) è somministrato in vena ogni tre settimane. La prima volta, viene somministrato in 90 minuti ed è necessario rimanere in osservazione per un paio di ore per escludere reazioni al medicamento. In caso di reazioni al farmaco, le volte successive si somministrano prima dei farmaci come prevenzione. Le somministrazioni successive, se non ci sono effetti collaterali, durano 30 minuti. La dose viene calcolata in base al peso di ogni paziente. In caso di effetti collaterali seri o di intolleranza, sono effettuate riduzioni di dose e il trattamento può essere rimandato o sospeso, temporaneamente o definitivamente.

Lapatinib (Tyverb®)

Lapatinib (Tyverb®) appartiene ad un gruppo di farmaci chiamati inibitori delle tirosino-chinasi.

Viene utilizzato in pazienti con metastasi di tumore al seno HER2 positivo.
Le pazienti con un tumore al seno HER2 negativo non traggono alcun beneficio dalla somministrazione di Lapatinib (Tyverb®).

Come agisce

Lapatinib (Tyverb®) agisce bloccando dall’interno il recettore HER2 in modo che le cellule tumorali non abbiano più stimoli per crescere. Lapatinib viene somministrato insieme ad un chemioterapico (Capecitabina, Xeloda®) in pazienti già trattate con terapia anti-HER2 e chemioterapia per la malattia metastatica. Il suo utilizzo ha dimostrato di migliorare il controllo della malattia. In pazienti con tumore al seno positivo agli ormoni femminili (estrogeni/progesterone) può essere somministrato insieme a un inibitore dell’aromatasi. In casi selezionati, Lapatinib (Tyverb®) può essere somministrato insieme a Trastuzumab (Herceptin®), senza aggiunta di una chemioterapia o insieme a un inibitore dell’aromatasi.
La durata del trattamento dipende dalla sua efficacia, dalla tolleranza da parte della paziente o dalla presenza di eventuali effetti collaterali gravi.

Come viene somministrato?

Lapatinib viene somministrato per bocca ad una dose giornaliera di 5-6 pastiglie.
La chemioterapia associata (Capecitabina, Xeloda®) sarà somministrata per bocca per 2 settimane consecutive seguite da 1 settimana di pausa. La dose della chemioterapia dipende dalla superficie corporea, calcolata in base al peso e all’altezza di ogni paziente.
La dose di entrambi i farmaci può essere ridotta e il trattamento può essere rimandato e/o sospeso, temporaneamente o definitivamente, in caso di effetti collaterali seri.

Nuove terapie biologiche mirate (terapie a bersaglio o targeted) nel tumore del seno HER2 positivo


Nuovi anticorpi monoclonali (Margetuximab), inibitori delle tirosino-chinasi (Neratinib-Nerlynx®, Tucatinib) e combinazioni di Trastuzumab con chemioterapici (Trastuzumab-Deruxtecan) hanno dimostrato di essere attivi, da soli o in combinazione con la chemioterapia, in pazienti con tumore al seno HER2 positivo che hanno già ricevuto le terapie standard. Questi farmaci saranno disponibili in Europa dopo la pubblicazione dei risultati definitivi degli studi clinici in corso e l’approvazione da parte delle autorità regolatorie europea (EMA) e nazionali.

Terapie biologiche mirate (terapie a bersaglio o targeted) nel tumore del seno triplo negativo

I tumori del seno triplo negativi non contengono né i recettori ormonali per gli estrogeni e il progesterone né il recettore per HER2 (o Cerb-B2). Nel 40-60% di questi tumori è presente, sulla superficie delle cellule immunitarie presenti nel tumore e sulle cellule tumorali stesse, il recettore PD-L1, una proteina che indebolisce la risposta immunitaria contro il tumore, favorendo la sua proliferazione incontrollata. In questi tumori si è recentemente dimostrata efficace l’immunoterapia, che fa parte delle terapie biologiche mirate.

Come si fa a sapere se il tumore al seno triplo negativo esprime il recettore PD-L1?

Il metodo più efficace per valutare l’espressione di PD-L1 nel tumore del seno triplo negativo è controllare la sua presenza nelle cellule immunitarie del tumore iniziale o in una biopsia delle metastasi.

Atezolizumab (Tecentriq®)

Atezolizumab (Tecentriq®) è un anticorpo monoclonale diretto contro PD-L1.
Il suo utilizzo è stato approvato dall’autorità regolatoria europea (EMA) ma non da tutte le autorità regolatorie nazionali.

Come agisce

Atezolizumab (Tecentriq®) blocca e inibisce PD-L1 (“inibizione del checkpoint immunitario”) riattivando la risposta immunitaria contro il tumore.
Atezolizumab (Tecentriq®) viene al momento utilizzato in pazienti con metastasi di un tumore al seno triplo negativo e PD-L1 positivo non trattate in precedenza con chemioterapia per la malattia metastatica (cosiddetta terapia di 1° linea). La sua efficacia in pazienti con tumore al seno triplo negativo e PD-L1 negativo non è ancora stata dimostrata definitivamente. Le pazienti con altri tipi di tumore al seno non sembrano trarre alcun beneficio dalla somministrazione di Atezolizumab (Tecentriq®).
Atezolizumab (Tecentriq®) viene somministrato in associazione al chemioterapico Nab-paclitaxel (Abraxane®). Questa combinazione ha dimostrato di migliorare il controllo della malattia. L’efficacia di Atezolizumab (Tecentriq®) somministrato da solo non è ancora stata dimostrata con certezza. La durata del trattamento dipende dalla sua efficacia, dalla tolleranza da parte della paziente o dalla presenza di eventuali effetti collaterali gravi.

Come viene somministrato?

Atezolizumab (Tecentriq®) viene somministrato in vena ogni due settimane. La dose somministrata è fissa, non dipende dal peso o dall’altezza della singola paziente. Nab-paclitaxel (Abraxane®) viene somministrato in vena con un’infusione di circa 30 minuti ogni settimana per 3 settimane consecutive seguite da 1 settimana di pausa: la dose somministrata è calcolata in base al peso e all’altezza di ogni paziente. In caso di effetti collaterali seri sono possibili riduzioni di dose della chemioterapia e il trattamento combinato può essere rimandato e/o sospeso, temporaneamente o definitivamente.

Ogni persona reagisce diversamente all’assunzione dei medicamenti ed alcune possono manifestare più effetti collaterali di altre. In generale, dal momento che Atezolizumab (Tecentriq®) agisce legandosi in modo specifico alle cellule immunitarie del tumore, ha meno effetti collaterali della chemioterapia, che può danneggiare anche le cellule normali.

Terapie biologiche mirate (terapie a bersaglio o targeted) nei tumori del seno con mutazioni genetiche in BRCA 1 o BRCA 2

Al momento sono disponibili 2 farmaci mirati, che appartengono alla classe dei PARP inibitori (Olaparib-Lynparza® e Talazoparib-Talzenna®), contro il tumore al seno in fase avanzata con mutazioni genetiche in BRCA 1 o BRCA 2. Solo le pazienti con questo tipo di tumore potranno trarre beneficio da questi farmaci.

Come si fa a sapere se il tumore al seno presenta una mutazione in BRCA 1 o BRCA 2?

La mutazione in BRCA viene ricercata mediante un test genetico eseguito nel sangue. La ricerca della mutazione in BRCA 1 e 2 nel tessuto tumorale non è ancora un test di routine. Studi clinici sono in corso per stabilire l’attendibilità di questa procedura.

Olaparib (Lynparza®) e Talazoparib (Talzenna®)

Olaparib (Lynparza®) e Talazoparib (Talzenna®) appartengono ad un gruppo di farmaci chiamati PARP inibitori. L’utilizzo di entrambi è stato approvato dall’autorità regolatoria europea (EMA) ma non da tutte le autorità regolatorie nazionali.

Come agiscono

Olaparib (Lynparza®) e Talazoparib (Talzenna®) interferiscono con i meccanismi di riparazione dei danni al DNA delle cellule tumorali con mutazione in BRCA, facendo in modo che queste non siano più in grado di replicarsi. Vengono somministrati in pazienti con mutazione in BRCA e tumore al seno HER2 negativo già trattate con terapia anti-ormonale o chemioterapia per la malattia metastatica. L’assunzione di Olaparib (Lynparza®) e Talazoparib (Talzenna®) ha dimostrato di ottenere un controllo migliore della malattia rispetto alla chemioterapia convenzionale. La durata del trattamento dipende dalla sua efficacia, dalla tolleranza da parte della paziente o dalla presenza di eventuali effetti collaterali gravi.

Come vengono somministrati?

Olaparib (Lynparza®) viene somministrato per bocca 2 volte al giorno in modo continuo. Talazoparib (Talzenna®) viene somministrato per bocca 1 volta al giorno in modo continuo. In caso di effetti collaterali seri sono possibili riduzioni di dose e il trattamento può essere rimandato e/o sospeso, temporaneamente o definitivamente.
Ogni persona reagisce diversamente all’assunzione dei medicamenti e alcune possono manifestare più effetti collaterali di altre.

Bevacizumab (Avastin®)

Bevacizumab appartiene ad un gruppo di farmaci chiamati anticorpi monoclonali.

Come agisce

Bevacizumab (Avastin®) agisce bloccando la formazione di nuovi vasi sanguigni. I tumori per crescere e diffondersi hanno bisogno di un continuo apporto di ossigeno e sostanze nutrienti. I tumori sono capaci di creare e mantenere nuovi vasi sanguigni che alimentano le cellule tumorali. Questo processo è chiamato angiogenesi.

Bevacizumab è una terapia mirata che blocca una proteina (detta anche recettore) chiamata VEGF (fattore di crescita vascolare endoteliale) che si lega alla superficie dei vasi sanguigni stimolandone la formazione. Interrompendo questo processo Bevacizumab inibisce l’apporto sanguigno al tumore, bloccandone la crescita.

In Europa è approvato, insieme alla chemioterapia (in particolare insieme ai farmaci Taxolo e Taxotere), come primo trattamento per la malattia metastatica (cosiddetta terapia di 1° linea). Negli Stati Uniti l’agenzia responsabile per la sicurezza e l’approvazione dei farmaci (Food and Drug Administration – FDA), dopo un’iniziale approvazione, ha revocato l’indicazione nel tumore del seno considerando non sufficienti i benefici terapeutici.

Come viene somministrato?

Bevacizumab (Avastin®) è somministrato in vena ogni tre settimane. La prima volta viene somministrato in 90 minuti ed è necessario rimanere in osservazione per un paio di ore per escludere reazioni al medicamento. In caso di reazioni al farmaco, le volte successive si somministrano prima dei farmaci come prevenzione. Le somministrazioni successive, se non ci sono effetti collaterali, durano 30 minuti. La dose viene calcolata in base al peso di ogni paziente. In caso di effetti collaterali seri o di intolleranza, sono effettuate riduzioni di dose e il trattamento può essere rimandato o sospeso temporaneamente.

 

Testo redatto da Olivia Pagani, oncologo medico

Ultima revisione – aprile 2020