Quanto tempo dura il trattamento?

La chemioterapia adiuvante e neoadiuvante (detta anche primaria/preoperatoria) viene normalmente somministrata ogni due-quattro settimane solitamente per un periodo di quattro-sei mesi.
La frequenza delle somministrazioni (cicli) dipende dal tipo di chemioterapia prescritta. La durata complessiva può variare in base al tipo e allo stadio del tumore, allo stato di salute generale e alla combinazione dei farmaci utilizzati. L’intervallo tra un ciclo di trattamento e l’altro dà tempo al corpo per riprendersi da eventuali effetti collaterali acuti.

Di solito i trattamenti sono somministrati ambulatoriamente e quindi le pazienti possono rientrare a casa lo stesso giorno: bisogna comunque calcolare di rimanere in ospedale per qualche ora, prevedendo i tempi d’attesa e il tempo necessario per la preparazione e la somministrazione del trattamento. La durata della somministrazione dipende inoltre dalla combinazione dei farmaci utilizzati. La dose somministrata dipende dalla superficie corporea, calcolata in base al peso e all’altezza di ogni paziente. In caso di effetti collaterali seri o di intolleranza, sono effettuate riduzioni di dose e il trattamento può essere rimandato o sospeso, temporaneamente o definitivamente.

Prima dell’inizio di ogni ciclo di chemioterapia viene effettuato un esame del sangue per controllare che i valori siano entro la norma e consentano di somministrare la cura in modo sicuro. Spesso il prelievo di sangue viene eseguito nello stesso giorno, a volte il giorno precedente. Normalmente vengono fatti degli esami del sangue anche durante gli intervalli tra un ciclo e l’altro: questo può essere fatto anche dal proprio medico di famiglia.

La chemioterapia può essere somministrata in diversi modi. Nel caso del tumore al seno, normalmente i farmaci vengono dati:

  • in vena (endovenosa) tramite flebo o iniezione nel braccio.
  • per bocca (orale) sotto forma di pastiglie o capsule.
Chemioterapia endovenosa

Un tubicino di plastica detto catetere viene introdotto in una vena (normalmente nel braccio) e il farmaco diluito viene iniettato sull’arco di diversi minuti.
Se serve una grande quantità di liquido, questo viene somministrato sotto forma di infusione (flebo) sull’arco di qualche ora.

Diversi farmaci chemioterapici sono irritanti per le pareti delle vene: per questa ragione è necessario somministrare la chemioterapia in vene di dimensioni adeguate. Raramente si verifica una fuoriuscita accidentale (stravaso) della chemioterapia dal circolo venoso nei tessuti sottocutanei adiacenti al sito di somministrazione.
Lo stravaso deve essere riconosciuto e trattato tempestivamente da personale specializzato per evitare conseguenze irreversibili.

Se risulta difficile trovare una vena adeguata, può essere utilizzato un dispositivo di accesso a vene più grandi e resistenti mediante un catetere sottocutaneo (PICC o port-a-cath).
Questo dispositivo rimane in sede per tutta la durata del trattamento e può essere utilizzato anche per gli esami del sangue e per gli esami diagnostici (per es. la TAC).

Catetere centrale periferico (PICC)

Un PICC è un catetere che viene introdotto in una vena nel braccio, sotto o sopra la piega del gomito, e arriva fino alla grossa vena che conduce al cuore (vena succlavia). Normalmente viene inserito dopo la somministrazione di un anestetico locale, da un’infermiera specializzata in oncologia. Rimane al suo posto per tutta la durata del trattamento, e può essere utilizzato anche per gli esami del sangue e per gli esami diagnostici (per es. la TAC). Viene mantenuto in sede da una medicazione che deve essere cambiata una volta la settimana.

Port-a-cath (PAC)

Un PAC è un piccolo serbatoio inserito sottopelle, normalmente sulla parete del torace, in anestesia locale o generale: un catetere attaccato a questo serbatoio arriva fino alla grossa vena che conduce al cuore. I farmaci possono essere somministrati direttamente nel serbatoio pungendolo ogni volta con un ago speciale. Questo dispositivo rimane in sede per tutta la durata del trattamento e può essere utilizzato anche per gli esami del sangue e per gli esami diagnostici (per es. la TAC). Alcuni pazienti decidono di mantenere il PAC anche al termine delle cure.

A differenza del PICC, il PAC è invisibile nella maggior parte delle persone: nelle pazienti molto magre può vedersi un rigonfiamento sotto la pelle. Quando viene inserito o tolto tramite una piccola incisione, la ferita deve essere suturata. Se viene lasciato in sede dopo la fine del trattamento, deve essere sciacquato ogni 6 mesi con un anticoagulante per prevenirne l’occlusione.

Chemioterapia orale

La chemioterapia orale normalmente viene assunta a casa e può rappresentare tutto il trattamento o solo una parte. In ospedale l’infermiera di oncologia spiega quando assumere le pastiglie/capsule e sono inoltre date istruzioni scritte su come ingerirle (ad es. durante o dopo i pasti).

Testo redatto da Olivia Pagani, oncologo medico -marzo 2020