Diverse terapie mirate possono essere utilizzate nel trattamento del tumore al seno in fase precoce come terapia precauzionale dopo la chirurgia (terapia adiuvante) o in alcuni casi prima dell’intervento (terapia neoadiuvante o primaria/preoperatoria): Trastuzumab (Herceptin®), Pertuzumab (Perjeta®) e TDM-1 (trastuzumab emtansine Kadcyla®).

Il farmaco Lapatinib (Tyverb®) è stato confrontato con il farmaco Trastuzumab (Herceptin®) in un grosso studio internazionale (ALTTO) e ha purtroppo dimostrato di non essere più efficace e di avere invece più effetti collaterali: non vi è pertanto indicazione al suo utilizzo come terapia precauzionale.

Recentemente l’immunoterapia con inibitori dei checkpoint immunitari si è dimostrata efficace come terapia neoadiuvante o primaria/preoperatoria nei tumori triplo negativi.

Trastuzumab (Herceptin®)

Trastuzumab (Herceptin®) appartiene a un gruppo di farmaci chiamati anticorpi monoclonali.

Come agisce

Trastuzumab (Herceptin®) agisce legandosi al recettore HER2 in modo che le cellule tumorali non hanno stimoli per crescere.

Trastuzumab (Herceptin®) viene utilizzato in pazienti con un tumore al seno in fase precoce HER2 positivo, dopo l’intervento chirurgico, per ridurre le probabilità che il tumore ritorni o si diffonda. Le pazienti con un tumore al seno HER2 negativo non traggono alcun beneficio dalla somministrazione di Trastuzumab (Herceptin®).

Trastuzumab (Herceptin®) viene somministrato a volte insieme, a volte dopo la chemioterapia. Come viene somministrato dipende da molti fattori come ad es. lo stato di salute generale della persona o il tipo di chemioterapia che viene associata. Trastuzumab (Herceptin®) può essere somministrato durante la radioterapia. In pazienti con problemi cardiologici la sua somministrazione deve essere valutata con attenzione e può non essere possibile.

La durata complessiva del trattamento è all’incirca 1 anno (18 somministrazioni totali).
Studi clinici hanno dimostrato che una durata superiore non aumenta il beneficio del trattamento. Una durata inferiore di trattamento (circa 6 mesi, cioè 9 somministrazioni totali) ha un’efficacia leggermente inferiore e non viene abitualmente raccomandata ma può essere discussa in casi molto selezionati.

Pertuzumab (Perjeta®)
Pertuzumab è un altro anticorpo monoclonale.

Come agisce

Pertuzumab (Perjeta®) agisce legandosi al recettore HER2 in una posizione diversa da Trastuzumab. In questo modo il blocco del recettore è più saldo e le cellule tumorali non hanno più stimoli per crescere.

Come terapia precauzionale, la combinazione di Trastuzumab (Herceptin®) e Pertuzumab (Perjeta®) si è dimostrata solo leggermente più efficace di Trastuzumab (Herceptin®) da solo e viene pertanto proposta solo in casi molto selezionati.

In alcune pazienti la combinazione di Trastuzumab (Herceptin®) e Pertuzumab (Perjeta®) viene proposta, insieme alla chemioterapia, prima dell’intervento chirurgico. In questo caso si parla di chemio-immunoterapia neoadiuvante o primaria/preoperatoria. Può essere utilizzata per ridurre tumori di grandi dimensioni o per rendere possibile un intervento di chirurgia conservativa nel caso di un seno piccolo. Questo trattamento combinato è rimborsato dalla assicurazione malattia in Svizzera, ma non in tutti gli altri paesi europei.

TDM-1 (trastuzumab emtansine Kadcyla®)

TDM-1 è la combinazione di Trastuzumab e Emtansine, un potente chemioterapico.

Come agisce

TDM-1 (Kadcyla®) agisce sia bloccando il recettore HER2, e quindi la crescita delle cellule tumorali, che portando la chemioterapia direttamente all’interno delle cellule, in modo mirato.

Un recente studio clinico ha dimostrato che TDM-1 (Kadcyla®) è più efficace come terapia precauzionale, rispetto a Trastuzumab (Herceptin®), in pazienti che dopo una chemio-immunoterapia neoadiuvante (o primaria/preoperatoria) presentano, all’esame istologico dopo l’intervento chirurgico, tumore residuo nel seno o nei linfonodi dell’ascella.
Questo trattamento è rimborsato dalla assicurazione malattia in Svizzera, ma non in tutti gli altri paesi europei.

Pembrolizumab (Keytruda ®)
Pembrolizumab (Keytruda ®) è un anticorpo monoclonale diretto contro PD-L1.

Come agisce

Pembrolizumab (Keytruda ®) blocca e inibisce PD-L1 (“inibizione del checkpoint immunitario”) riattivando la risposta immunitaria contro il tumore.
Pembrolizumab (Keytruda ®), aggiunto alla chemioterapia neoadiuvante (o primaria/preoperatoria) ha recentemente dimostrato, in uno studio clinico randomizzato, di aumentare la risposta patologica completa, cioè l’eliminazione completa delle cellule tumorali nel seno e nei linfonodi prima dell’intervento chirurgico, rispetto alla sola chemioterapia tradizionale. Il suo utilizzo in questa indicazione non è stato ancora approvato dall’autorità regolatoria europea (EMA).

Come viene somministrato?

Pembrolizumab (Keytruda ®) viene somministrato in vena ogni tre settimane con un’infusione di circa 30 minuti. La dose somministrata è fissa, non dipende dal peso o dall’altezza della singola paziente. In caso di effetti collaterali seri sono possibili riduzioni di dose della chemioterapia associata e il trattamento combinato può essere rimandato e/o sospeso, temporaneamente o definitivamente.

Ogni persona reagisce diversamente all’assunzione dei medicamenti ed alcune possono manifestare più effetti collaterali di altre. In generale, dal momento che Pembrolizumab (Keytruda ®) agisce legandosi in modo specifico alle cellule immunitarie del tumore, ha meno effetti collaterali della chemioterapia, che può danneggiare anche le cellule normali.

Testo redatto da  Olivia Pagani,  oncologo medico  – aprile 2020