Chemioterapia e fertilità

La chemioterapia può danneggiare la funzione delle ovaie e di conseguenza influenzare la fertilità.
Le pazienti in età fertile che hanno desiderio di gravidanza devono riflettere sul tema fertilità prima di iniziare la chemioterapia. È raccomandata la consulenza di uno specialista in medicina della riproduzione per pianificare eventuali misure per preservare la fertilità (per es. raccolta di ovuli) in modo che l’inizio della chemioterapia non sia troppo rimandato.

L’uso di farmaci chiamati LHRH analoghi Triptorelin (Decapeptyl®), Leuprolide (Lucrin®), Goserelin (Zoladex®) – durante la chemioterapia può ridurre il rischio di danni alle ovaie, possibilmente preservare la funzione ovarica e ridurre i danni alla fertilità.
Tali farmaci agiscono bloccando le ovaie che risentono quindi meno dell’effetto tossico della chemioterapia.

In alcune pazienti le mestruazioni diventano irregolari o cessano temporaneamente durante la chemioterapia, in altre si fermano del tutto, cosa che potrebbe significare una menopausa permanente e infertilità. Questo dipende dal tipo di farmaco che si riceve, dal dosaggio e dall’età della paziente. La ripresa del ciclo mestruale può richiedere alcuni mesi durante i quali è opportuno usare un metodo contraccettivo. Il rischio di una menopausa permanente e di infertilità è maggiore sopra i 35 anni ed aumenta con l’avanzare dell’età.

Chemioterapia durante la gravidanza

In generale la chemioterapia può essere somministrata durante la gravidanza ma dovrebbe essere evitata durante il primo trimestre (le prime 12 settimane), in quanto potrebbe causare difetti congeniti o interruzioni della gravidanza. Normalmente la chemioterapia durante il secondo e terzo trimestre non comporta rischi. Molte donne trattate con chemioterapia in gravidanza hanno dei bambini sani, anche se vi è un piccolo rischio di sottopeso alla nascita o parto prematuro. Se il termine della gravidanza è prossimo, si può anticipare il parto in modo da iniziare la chemioterapia subito dopo.

 

Testo redatto da Olivia Pagani, oncologo medico, e Mariangela Galfetti, ginecologo chirurgo – aprile 2020