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Marina, 38 anni

Testimonianza di Marina, operata a 38 anni di carcinoma duttale invasivo.

 “ Dallo psichiatra confesso di esserci andata per due motivi: innanzitutto per accontentare i miei familiari e il mio compagno che temevano di non essere in grado di aiutarmi in un momento difficile. E poi, per una sorta di… curiosità professionale, anche se non dovrei dirlo! Volevo capire quale approccio avrebbe utilizzato questo medico con pazienti alle prese con la mia malattia…”

Marina, 39 anni, affascinante psicologa, fisico da modella, sorride nel  raccontare di essersi ‘dovuta’ sottoporre, dopo le cure chemioterapiche, anche a qualche seduta di psicoterapia. Ripensandoci però, rivela di averne tratto giovamento in un momento in cui aveva bisogno di vedere le cose nella loro giusta prospettiva.

L’annuncio di avere un tumore al seno le era stato comunicato un anno prima, proprio nel giorno del suo trentottesimo compleanno. Da tempo sapeva di avere un fibroadenoma piuttosto esteso ad una mammella e si sottoponeva a controlli ecografici ravvicinati. Il carcinoma si era sviluppato all’interno di quest’ultimo, rivelando la propria presenza solo quando era troppo tardi per evitare la mastectomia.

“ Dopo lo shock iniziale e il difficile momento dell’annuncio in famiglia – papà, uomo tutto di un pezzo, ne fu molto colpito, così come gli altri familiari – decisi di vivere giorno per giorno, senza pensare al peggio, ponendomi come obiettivo solo ed esclusivamente la guarigione”.

Obiettivo raggiunto: dopo sei mesi di chemio settimanali, lasciando tutti stupiti, il tumore regredisce completamente e Marina può affrontare l’intervento. Delle sedute chemioterapiche che seguirono Marina sembra avere ha un ricordo tutto sommato positivo…:

“ Ero l’unica persona allegra di tutta la sala e la gente mi guardava con stupore. Ricordo che con le infermiere si rideva persino della mia particolare passione per le scarpe…  Ero felice di affrontare la malattia e di pensare che l’avrei potuta vincere… “

In quel periodo confessa di aver avuto ovviamente anche qualche momento di cedimento, che però ha sempre superato grazie al suo ottimismo e all’amore di chi le stava intorno. In particolare del suo compagno con il quale sembra avere un rapporto davvero speciale. Quando parla di lui infatti il suo bel viso si illumina. La sua storia d’amore ci incuriosisce:

“ L’ho conosciuto 6 anni fa ad una di quelle partite di calcio fra dilettanti (anche se a me piace il calcio vero, quello giocato in modo decente!!), lui era in porta con dei guantoni da giardiniere, lo chiamavano ‘il principe’ per quella sua aria da nobile decaduto… Ci innamorammo… “

Marco le sta molto vicino, ma con discrezione.

“ Capivo che soffriva per me e che voleva fare di più. Aveva il rimorso di non avermi convinto prima a fare controlli più approfonditi quando sentivo fastidio al seno.  E pensare che sul seno – e non solo sul mio (!) – avevamo sempre scherzato; quando tornai a casa dall’ospedale riuscimmo a scherzarci ancora, anzi disse che il seno nuovo, quello ricostruito, era anche più bello del primo. Gli sono molto grata per aver cercato di accettare la cosa in modo del tutto naturale, oltre che per la sua delicatezza nel chiedermi per esempio se desideravo dormire da sola… Gli risposi che magari avrei rifatto anche l’altro seno per averli perfettamente uguali!! Il chirurgo ha fatto davvero un lavoro splendido.”

Marina ripensa anche a quando, dopo le cure, si guardava allo specchio e soffriva nel vedere che perdeva i capelli. Aveva sempre avuto dei bellissimi capelli lunghi e neri e si vergognava ad andare in giro con la testa spelacchiata. Ma di parrucca nemmeno parlarne… per fortuna non li perse completamente…Il suo pensiero corre anche a quando per qualche mese dopo l’intervento non osava toccarsi il seno ed evitava di mettersi il costume da bagno… In compenso sopportava talmente bene la chemioterapia da mettere su qualche chilo e da potersi permettere di fare un po’ di ginnastica.

“ Forse ne ho fatta anche troppa – dice – credo di non essere mai stata così tonica nel fisico come in quel periodo! Alla fine mi riappropriai del mio nuovo ‘essere’. Ricominciai a lavorare dopo una breve interruzione, anche quando avrei dovuto stare a casa ‘in malattia’ (ma questo non lo scriva..!). “

Innamorata dunque, oltre che del suo compagno anche del proprio lavoro. Questa forse la grande ricchezza di Marina, che si occupa di persone con problemi psichiatrici:

“ Il mio lavoro mi ha sempre aiutato ad uscire da me stessa per accogliere gli altri, non esistono persone diverse o non diverse, persone normali o non normali. Sono convinta che siamo tutti fragili, anche se in modo diverso. Attraverso la fragilità degli altri riesco a guardare dentro me stessa e a scoprire la mia umanità”.

La malattia ha cambiato Marina, probabilmente l’ha migliorata:

“ Una volta davo tutto per scontato, ora apprezzo di più molte cose, a partire da quello che ho.  E non solo in senso materiale, penso soprattutto ai miei affetti, alla mia famiglia, agli amici. Durante questo anno mi sono resa conto di quante persone mi vogliono bene: quante manifestazioni di amicizia e pensieri delicati ho ricevuto! Persino quei piccoli ma preziosi sms ricevuti in determinati momenti della mia malattia hanno contribuito ad alleviarla e a rendermi felice! Ho anche imparato che non c’è niente di male nel sentirsi deboli e nel chiedere aiuto, lasciarsi andare, e perché no, dire anche una parolaccia liberatoria qualche volta può far davvero bene !”

Ora tra i suoi progetti quello di un figlio, ma non nel breve termine. Marina è realista  e compie un passo alla volta:

” Non ho ancora osato chiedere al mio oncologo ‘quando’ potrò. So solo che dovrei smettere di assumere gli anticorpi. Ma per ora attendo la guarigione completa… “

Storia di Marina parte seconda …

Il sogno di maternità di Marina si è realizzato a distanza di un anno da questa intervista: è diventata mamma ed è talmente felice da non volerne nemmeno parlare per paura di far svanire l’incanto… Siamo felici per lei e le auguriamo ancora tanta felicità negli anni a venire…

 

 

Testo elaborato da Désirée Della Volta, giornalista, 30 settembre 2013