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Interventi psiconcologici

“Ora sto abbastanza bene. Sento che sto riemergendo da un periodo buio, che mi ha fatto traballare e cadere tutte le mie sicurezze conquistate con fatica fino ad allora, giuste o sbagliate che fossero. Penso di aver toccato il fondo quando alcuni pensieri mi sono balenati per la testa, non riuscendo più a trovare né le forze né le motivazioni per continuare a lottare e soprattutto nel credere in me stessa, in quel che facevo, come agivo. Gli altri in questo momento non esistevano. Ringrazio l‘infermiera che un giorno mi ha detto:
lei ha bisogno di un aiuto esterno, da soli non si può fare !!!” (Giovanna)

Studi sulla sofferenza psichica in oncologia hanno dimostrato che il 50% dei pazienti non richiede nessun intervento specialistico in ambito psicologico o psichiatrico, essendo sufficiente il supporto fornito dal personale curante.

Il personale di cura deve quindi essere formato ad accogliere e affrontare i sentimenti e le emozioni derivanti dall’incontro con il tumore.

Numerosi studi confermano che un adeguato sostegno psicologico aumenta le capacità di adattamento emotivo alla malattia, riduce lo stress legato alla diagnosi e alle cure proposte e favorisce il mantenimento del benessere nel tempo, migliorando la qualità di vita della donna e del suo contesto affettivo. L’obiettivo dell’intervento psicologico in campo oncologico è quello di accompagnare la donna ad accogliere la malattia e i trattamenti proposti, di aiutarla a ridurre il proprio disagio, l’ansia e lo stress emotivo generato dalla malattia, per giungere ad integrare questa esperienza di vita in un nuovo equilibrio personale e familiare. Questo percorso di conoscenza di sé, delle proprie capacità, risorse e potenzialità permette alla donna di affrontare il futuro con un’accresciuta determinazione.

Per sopportare l’ansia correlata ai periodi di attesa dei risultati delle indagini e all’impatto della diagnosi, è spesso utile un aiuto farmacologico per ovviare ai disturbi ansiosi e a eventuali difficoltà nel dormire. La stanchezza derivante da notti insonni non aiuta certo la donna ad affrontare nel migliore dei modi la malattia.

 

Testo redatto da Gabriella Bianchi Micheli, Psicoterapeuta e Psiconcologa FSP

Ultima revisione – febbraio 2017